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Sin dall’inizio del mio progetto sulla Mindful Eating, ho deciso di avvalermi della collaborazione di una Biologa Nutrizionista. Vediamo le ragioni che mi hanno portato a pensare che la collaborazione tra psicologo-psicoterapeuta e biologo-nutrizionista potesse essere vincente (oltre che necessaria).

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Intanto precisiamo che il Biologo Nutrizionista è una figura abilitata alla valutazione dei fabbisogni nutrizionali e alla prescrizione di diete specifiche in relazione alle necessità delle persone, anche in casi di patologie o condizioni che richiedano un particolare tipo di alimentazione. Per avere più informazioni su questa figura e sulle altre figure abilitate all’elaborazione delle diete clicca qui.

Dieta e mantenimento dei risultati a lungo termine

Tutti noi sappiamo che alimentarci in modo corretto o tornare a farlo, è indispensabile per prenderci cura della nostra salute, tutti conosciamo l’importanza di seguire una dieta equilibrata e di impegnarci con regolarità in una attività fisica. Spesso però non riusciamo ad implementare realmente questi buoni propositi nella nostra quotidianità e a tradurli in uno stile di vita costante e durevole.

In genere è più facile cambiare abitudini nel breve periodo, mentre il dimagrimento a lungo termine è la cosa più difficile da mantenere. Tante volte il percorso con l’esperto viene abbandonato prima di aver raggiunto il peso corporeo desiderato ed in generale, la maggior parte dei pazienti trascura la necessità di una gestione attiva del mantenimento del peso corporeo a lungo termine e ritorna alle vecchie abitudini alimentari, con il risultato che il peso corporeo perduto è inesorabilmente recuperato (Dalle Grave, 2001).

Si stima, infatti, che a quattro anni e mezzo dalla conclusione della dieta mediamente le persone mantengano una perdita di 3 kg, ovvero il 3,2% della riduzione del peso iniziale (Priya Sumithran P., Proietto J., 2013).

Questo accade, per motivi psicologici e comportamentali assieme: spesso le restrizioni portano alla perdita di controllo, la perdita di controllo e la conseguente trasgressione innescano un vortice di senso di colpa, depressione e fallimento che porta a tornare a rifugiarsi nel cibo. Spesso, infatti, le persone ricorrono al cibo per gestire le proprie emozioni e hanno perduto la capacità di rispondere in modo adeguato ai segnali di fame e sazietà inviati dal corpo. Non sempre avere una buona dieta appiccicata sul frigorifero della cucina è sufficiente!

Collaborazione tra Psicologo e Biologo Nutrizionista

Troppo spesso ci si approccia alla perdita di peso focalizzandosi soltanto sulla dimensione biologica della persona, trascurando quella psicologica!

Ma nella nostra scelta di prenderci cura di noi attraverso un cambiamento nello stile alimentare quasi sempre entrano in gioco fattori che in qualche modo esulano da un approccio esclusivamente dietetico, rischiando di boicottarlo!

Gli esperti si impegnano nell’”educazione nutrizionale”, cioè in un “processo di comunicazione che rende partecipi anche i non esperti di quello che si deve o non si deve mangiare per essere in buona salute e scongiurare problemi di peso o malattie conseguenti ad obesità o sovrappeso” (Paola Medde, 2017).

Ma il comportamento alimentare è, appunto, un comportamento, e in quanto tale, è un fenomeno complesso, fatto di influenze sociali, condizionamenti ambientali, processi di apprendimento e abitudini automatiche! Porre unicamente attenzione ad una faccia della medaglia, significa trascurare il complesso insieme di dinamiche che ruotano attorno al cibo e rischiare, in alcuni casi, di essere inefficaci.

Lo psicologo, specializzato in particolare nella psicoterapia cognitivo comportamentale, può dare un contributo fondamentale al percorso fatto con il Biologo Nutrizionista, sia nel raggiungimento gli obiettivi di peso prefissati, sia, soprattutto nella gestione degli ostacoli e nel mantenimento a lungo termine del cambiamento stile di vita.

Qualsiasi dieta equilibrata e ragionevole può, infatti, essere affiancata in modo efficace all’utilizzo di strumenti per affrontare gli ostacoli di natura psicologica che spesso sono responsabili dell’interruzione della dieta stessa: pensieri disfunzionali, risposte automatiche allo stress o alle emozioni negative, utilizzo del cibo come strumento di auto conforto, fame nervosa, gestione degli insuccessi… (Judith Beck, 2008).

 

Bibliografia:

Medde, P. (2017). I Bambini e il cibo. Strategie pratiche per portare a termine con successo l’educazione alimentare
Nath Hanh, Thich., Cheung, L. (2010). Mangiare Zen. Nutrire il corpo e la mente
Priya Sumithran, P., Proietto, J. (2013). The defence of body weight: a physiological basis for weight regain after weight loss. Clinical Science Feb 01
Dalle Grave, R. (2001). Terapia Cognitivo Comportamentale dell’obesità
Beck., J. S. (2008). Dimagrire con il metodo Beck. Impara a pensare da magro