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Mindful Eating e diabete: è un binomio che funziona?

Per parlare di questo interessante ambito di applicazione della Mindful Eating ho chiesto aiuto ad una collega, la Dottoressa Lorenza Bicchieri, Psicologa e Psicoterapeuta di Parma. Dal2005 si occupa, oltre che di psicologia clinica in generale, di problematiche psicologiche e promozione di stili di vita salutari, in persone con patologie organiche dismetaboliche in particolare con diabete di tipo 1 e 2 e ob*sità. E’ specializzata con Master Universitario di II livello  in “Tutela, promozione e  management della salute e dell’educazione alimentare”.

Mindful Eating e prescrizioni dietetiche legate a condizioni mediche

Per prima cosa la Dott.ssa Bicchieri ci spiega che, anche se la Mindful Eating è apparentemente incompatibile con un approccio prescrittivo all’alimentazione, il fatto di portare piena attenzione quando di mangia può essere di grande aiuto anche nei casi in cui per ragioni mediche le scelte alimentari possono influire in modo più determinante sulla salute fisica. Tra le condizioni più studiate in cui la Mindful Eating è stata applicata sicuramente c’è il diabete di tipo 2, ma anche di tipo 1.

Già nel 2017 l’American Diabetes Association sulla sua rivista Diabetes Spectrum1, pubblica un articolo dove afferma che la Mindful Eating è un elemento di grandissimo potenziale per offrire alle persone che soffrono di questa patologia, uno strumento per scegliere come mangiare (e non solo), in modo da coniugare le necessità di ottenere o mantenere un buon compenso metabolico con obiettivi e desideri personali.

Le persone che si trovano in condizioni mediche che richiedono una maggiore attenzione all’alimentazione (celiachia, allergie alimentari, patologie renali, solo per fare qualche esempio), potrebbero potenzialmente trarre beneficio da un approccio basato sul Mindful Eating. Il corpus di studi in merito è, purtrppo, al momento, piuttosto scarso.

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Mindful Eating e Mindfulness

La Dott.ssa Bicchieri sottolinea poi che, a differenza di altri approcci non prescrittivi, come l’Intuitive Eating, la meditazione è parte integrante di ogni intervento basato sulla Mindful Eating.

Aggiungo che questo aspetto, purtroppo viene spesso trascurato o dimenticato, da chi propone interventi di questo tipo, rischiando però di perderne completamente il significato oltre che l’efficacia.

La pratica costante della meditazione di Mindfulness permette di sviluppare la capacità di osservare, con atteggiamento aperto, gentile e senza giudizio, i propri stati interni (pensieri, emozioni e sensazioni fisiche), senza dover immediatamente reagire ad essi.

Questa capacità di attesa, permette di ritagliare uno spazio, circa 1/4 di secondo per l’esattezza, che consente di riconoscere ciò che è presente e riconnettersi a ciò che desideriamo veramente. Tutto ciò ci mette nella condizione di prendere decisioni su come muoverci, piuttosto che reagire al disagio o all’impulso.

La Mindful Eating fornisce gli strumenti per nutrire il nostro corpo, imparando a notare le sensazioni di benessere che derivano dalle nostre scelte, piuttosto che concentrarsi sul senso di privazione.

Riflettere con onestà e sincerità su quale spazio e con quali modalità vogliamo prenderci cura del nostro corpo, ci può orientare nelle scelte, anche quando sono difficili. Oltre a fornirci l’energia per affrontare le difficoltà.

Mindful Eating e flessibilità alimentare

Un secondo vantaggio di un approccio basato sulla Mindful Eating è costituito dallo sviluppo di una maggiore flessibilità alimentare. Mangiare con piena attenzione e con atteggiamento aperto all’esplorazione consente di scoprire cosa davvero ci piace e quali aspetti del cibo sono più graditi e più importanti per noi.

E’ il sapore? Oppure il profumo? Oppure le consistenze?

Chiarire cosa ci dà più soddisfazione ci consente di esplorare cibi nuovi e nuovi modi di cucinarli. A vantaggio della riscoperta del piacere di mangiare, senza dover per forza sacrificare qualcosa.

Approccio multidisciplinare: una grande risorsa

Nella propria esperienza professionale, la Dott.ssa Bicchieri ha avuto modo di constatare quanto l’approccio multidisciplinare nel caso di patologie come il diabete sia vantaggioso.

Sappiamo che seguire una dieta prescrittiva per qualsiasi motivo, costituisce un rischio per lo sviluppo di problematiche alimentari di vario genere e gravità.

Oltre a questo, seguire schemi alimentari rigidi per lungo tempo può avere un impatto sulla qualità della vita: diminuzione della soddisfazione e salute percepita, interferenza con l’organizzazione della giornata e dei pasti, riduzione o interferenza nella vita sociale. Lavorare con il team di medici ed esperti in nutrizione permette di intercettare precocemente e/o prevenire le problematiche psicologiche correlate a regimi dietetici poco elastici, ma non solo.

Sappiamo, per esempio che lo stile di comunicazione del medico (o nutrizionista, o altra figura sanitaria) costituisce un vero e proprio strumento di lavoro, in grado di facilitare o inibire la motivazione e l’autonomia nelle scelte quotidiane utili per la cura di sé, anche quando è impegnativo2 .

Sfortunatamente le buone intenzioni non sempre portano a buoni esiti. Affidarsi ad un esperto, come lo psicologo, per apprendere come la scelta del linguaggio da utilizzare può diventare un prezioso alleato per creare una cornice di riferimento utile a promuovere la salute nella sua accezione più ampia, può essere di grande aiuto.

Mindful Eating ed evidenze scientifiche 

Pur sottolineando il fatto che la Mindful Eating sia un argomento relativamente nuovo, la Dott.ssa Bicchieri ci ricorda l’esistenza di diverse evidenze scientifiche per quanto riguarda la sua applicazione nel Binge Eating Disorder3 , nella preparazione alla chirurgia bariatrica per l’ob*sità, nella promozione di stili di vita equilibrati4 .

Mindful Eating ed evidenze presenti il letteratura per varie condizioni/patologie croniche

Gli studi che riguardano, invece, l’applicazione di questo approccio a patologie croniche, sono ancora molto scarsi, ad eccezione della gestione del diabete. In questo ultimo caso, come in ogni altra situazione dove l’alimentazione è regolata dall’esterno, il rischio è quello di cadere nel ciclo discontrollo alimentare-ipercontrollo alimentare, ma con un effetto collaterale in più costituito dalla ricadute più pesanti sulla salute fisica.

In un solo studio del 2017 5 , in cui questo approccio è stato applicato a pazienti con patologia renale in fase iniziale, si è riscontrato nel post-test dei parametri ematochimici, un livello maggiore di beta-carotene, indicatore di un maggiore consumo di frutta e verdura.

Mindful Eating ed evidenze scientifiche specifiche per il diabete

Michelle May, medico americano esperto di Mindful Eating, ha creato un programma specifico per chi ha il diabete, dal titolo“Eat what you love, love what you eat with diabetes”. In esso oltre ai temi tradizionalmente affrontati in qualsiasi programma di Mindful Eating, vengono affrontati i trigger collegati alla gestione del diabete, come i segnali di ipoglicemia e iperglicemia.

Il cuore pulsante di questo protocollo è costituito dal ripristino della fiducia nel proprio corpo per farsi guidare nello scegliere se, cosa, quando e quanto mangiare.

Convivere con il diabete può essere fonte di ansia: la paura delle complicanze della malattia o degli sbalzi glicemici può portare al desiderio di controllare perfettamente la glicemia e a farlo in modi che portano, ad “effetti collaterali” sul comportamento alimentare o sul rapporto con il cibo.

Imparando a nutrirsi con l’intento di prendersi cura di sé e di scoprire ciò che funziona meglio per sé, crea le condizioni per trovare soluzioni ottimali e fattibili, anziché soluzioni perfette e poco applicabili, cariche di restrizioni, limitazioni e sensi di colpa.

In letteratura i benefici documentati in relazione al diabete sono relativi ad un migliore compenso metabolico associato ad una migliore soddisfazione nella gestione della malattia e una migliore qualità di vita generale.

 

Riferimenti bibliografici:

1 Carla K. Miller, Mindful Eating With Diabetes. Diabetes Spectrum, vol. 30, n. 2, spring 2017

2  Zolnierek KB, Dimatteo MR. Physician communication and patient adherence to treatment: a meta-analysis. Med Care. 2009 Aug;47(8):826-34. doi: 10.1097/MLR.0b013e31819a5acc. PMID: 19584762; PMCID: PMC2728700

 3 Kristeller J, Wolever RQ, Sheets V. Mindfulness-based eating awareness training (MB-EAT) for binge eating: a randomized clinical trial. Mindfulness 2014;5:282–29

O’Reilly GA, Cook L, Spruijt-Metz D, Black DS. Mindfulness-based interventions for obesity-related eating behaviours: a literature
review. Obes Rev 2014;15:453–461

5 Timmerman, G.M., Tahir, M.J., Lewis, R.M. et al. Self-management of dietary intake using mindful eating to improve dietary intake for individuals with early stage chronic kidney disease. J Behav Med 40, 702–711 (2017)