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Mindful Eating e anoressia: cose utili da sapere nasce da una richiesta che mi è stata fatta qualche giorno fa, relativa alle possibili applicazioni della Mindful Eating al trattamento dell’anoressia.

Il protocollo di Mindful Eating che tutti noi conosciamo è nato ed è stato sottoposto a verifiche di efficacia per il Binge Eating Disorder (Kristeller e Hallett, 2009;  Kristeller, Wolever Kristeller e Wolever, 2010; Kristeller, Wolever e Sheets, 2012).

Chi si è formato nella Mindful Eating sa molto bene quando proporre o meno questo approccio, ma è raro andare oltre ed approfondire limiti e opportunità.

Ho cercato di mettere insieme alcune riflessioni che vorrei fossero chiare per i “non addetti ai lavori” perché è da lì che è venuta la richiesta: sebbene nessun terapeuta proporrebbe un trattamento non adeguato alla persona che chiede informazioni, è comunque importante per le persone stesse sappiano orientarsi.

Mindful Eating e anoressia: cosa ci dice la letteratura

Per prima cosa, in letteratura, ho trovato un solo articolo, una review del 2018 (Dunn, 2018), che ha come obiettivo esaminare e riassumere gli studi sull’applicazione della Mindfulness ad individui con Anoressia Nervosa e identificare settori per la ricerca futura.

Le conclusioni non sono però definitive per la generale mancanza di ricerca sull’applicazione della Mindfulness (e della Mindful Eating) all’Anoressia Nervosa: pochi studi, molti a carattere solo esplorativo, campioni relativamente piccoli, spesso eterogenei, inclusi individui in varie fasi della malattia.

Insomma, sebbene la Mindfulness abbia dato prova di essere applicabile ed anche efficace per trattare l’Anoressia Nervosa, sono necessari ulteriori approfondimenti.

Ci sono però due aspetti preliminari importanti, sottolineati nelle conclusioni della ricerca:

1. Le persone con Anoressia Nervosa hanno esigenze uniche e particolari durante i pasti quindi interventi basati sulla Mindfulness (es. pratiche di Mindful Eating che utilizzano il cibo) devono essere adattati o utilizzati in modi diversi e specifici durante il pasto. Questo significa no all’uso di protocolli standardizzati;

2. Fino a quando la ricerca non ci darà dati più certi, può essere più vantaggioso utilizzare interventi di Mindfulness separati dal momento del pasto;

3. Fino a quando la ricerca non ci darà dati più certi, può essere più vantaggioso utilizzare interventi di Mindfulness integrati con altri approcci attualmente validati per questo disturbo (cosa che succede quando si utilizza la psicoterapia Cognitivo Comportamentale di terza generazione come ad esempio l’Acceptance and Commitment Therapy o la Schema Therapy in cui la pratica della Mindfulness è inclusa).

Alcune precisazioni in più

Il secondo punto viene sottolineato anche da Caroline Baerten, mindfulness-based nutritionist, e psicoterapeuta integrata, specializzata in DCA. La Baerten afferma, infatti che, soprattutto quando il paziente con AN manca di resilienza e di rete sociale di supporto esterno, non è appropriato concentrarsi sugli aspetti del comportamento alimentare dei programmi di Mindful Eating. In questi casi sono maggiormente consigliate pratiche di consapevolezza “generiche” (es. pratiche sul respiro, pratiche di contatto con l’ambiente esterno come la camminata consapevole)

Questa stessa autrice, sottolinea anche che la la Mindful Eating è un intervento che deve essere implementato con cura quando c’è un disturbo alimentare diagnosticato come l’anoressia: a seconda della durata e della gravità del disturbo, è importante dosare le pratiche (di Mindfulness e Mindful Eating), adattandole ed integrandole con altri interventi  (e si torna al punto 3).

Quindi per rispondere in modo più preciso, se soffri di Anoressia Nervosa la cosa più saggia che tu possa fare è rivolgerti ad un centro specializzato con una equipe multidisciplinare che possa prenderti in carico.

Cosa fare se soffri di Anoressia Nerovsa

L’approccio attualmente riconosciuto dalle Linee Guida per l’Anoressia Nervosa è di tipo multidisci­plinare e possono essere incluse in modo variabile, in base al livello di intensità di cura, varie figure professionali: medici (psichiatri/neuropsi­chiatri infantili, medici con competenze nutrizio­nali, internisti, pediatri, endocrinologi), dietisti, psicologi e psicoterapeuti, infermieri, educatori professionali, tecnici della riabilitazione psichiatrica e fisiotera­pisti…

Una piccola curiosità che vorrei sottolineare è che in questo approccio riconosciuto a livello internazionale, c’è un “luogo” dove qualcosa di molto simile alle pratiche di Mindful Eating ha una sua collocazione: la Riabilitazione Nutrizionale parte fondamentale dell’approccio integrato ai disturbi del comportamento alimentare.

Nella riabilitazione nutrizionale si utilizzano strategie diverse: educazione alimentare, training di familiarizzazione con il cibo e pasto assistito.

Come spiega la dott.ssa Viviana Valtucci, dietista di Adepo (Associazione di Dietetica e Psicologia per l’obesità e il sovrappeso) ed esperta nel trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare, l’educazione alimentare si focalizza su cosa e quanto mangiare. Il training di familiarizzazione con il cibo ed il pasto assistito, si concentrano, invece, su come mangiare e utilizzano alcune strategie molto simili a quelle usate nelle pratiche di Mindful Eating oltre che strumenti mutuati dall’approccio cognitivo comportamentale (anche’essi presenti nei protocolli noti di Mindful Eating).

Ma, torno a sottolinearlo, parliamo di una parte di un approccio multi-disciplinare molto più ampio.

Mindful Eating e DCA: sempre con le dovute attenzioni a cura dell’esperto

Per concludere, la Mindful Eating è il processo di essere più consapevoli e meno reattivi rispetto ai pensieri angoscianti su cibo, corpo e forma e alle emozioni travolgenti che riguardano il cibo. Ci aiuta a sintonizzarci sui bisogni del nostro corpo, ad ascoltarne i segnali e ad assaporare il cibo in piena presenza, uscendo dal pilota automatico.

Kari Anderson esperta di Disturbi del Comportamento Alimentare del TCME sottolinea come sia assai probabile che, ad un certo punto del loro viaggio verso la guarigione, tutte le persone che soffrono di un DCA , possano beneficiare della pratica della Mindful Eating, ma il momento in cui introdurre questo approccio è in gran parte determinato dal punto del cammino in cui la persona si trova e dal suo livello di “guarigione fisica ed emotiva”

Riferimenti bibliografici

Jean Kristeller,  Ruth Q. Wolever, Virgil Sheets. Mindfulness-Based Eating Awareness Training (MB-EAT) for Binge Eating: A Randomized Clinical Trial.  Mindfulness (2012). Vol 3. Numero 4

Jean L. Kristeller e C. Brendan Hallett. An Exploratory Study of a Meditation-Based Intervention for Binge Eating Disorder. Journal of Health Psychology. (1999). Vol 4 (3). 357-363

Kristeller, Jean L. and Wolever, Ruth Q.(2011) ‘Mindfulness-Based Eating Awareness Training for Treating Binge Eating Disorder: The Conceptual Foundation’, Eating Disorders, 19: 1, 49 — 61

Julie Dunne. Mindfulness in Anorexia Nervosa: An Integrated Review of the Literature – Journal of the American Psychiatric Nurses Association 2018, Vol. 24(2) 109–117

Carilne Baerten. From Anorexic Eating Behavior to Binge Eating. How to Introduce Mindful Eating to Your Patients who Display Disturbed Eating Behaviors. Food for Thoughts, a publication of The Center for Mindful Eating. Summer 2016

Susan Albers. Using Mindful Eating to Treat Food Restriction: A Case Study. Eating Disorders: The Journal of Treatment & Prevention 19:1, 97-107

Kari Anderson. The Role of Mindful Eating in the Treatment of Eating Disorders. Food for Thoughts, a publication of The Center for Mindful Eating. Summer 2016