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Fase 2: pensieri ed emozioni oltre i 200 metri da casa. Ecco la seconda parte delle riflessioni scritte con la collega Dott.ssa Annalisa Dotelli dell’Associazione Phlox Psicologia di Caorso (Piacenza). Questa volta ci siamo dedicate alle reazioni delle persone nell’attesa della Fase 2, vale a dire il momento della “riapertura”.

Se vuoi leggere il primo articolo, clicca qui: Coronavirus: pensieri ed emozioni entro i 200 metri da casa

La domanda con cui abbiamo chiuso l’articolo precedente era questa: “Noi, dopo aver vissuto tutto questo, ognuno a suo modo e con la sua esperienza, chi siamo davanti alla fase 2?”

Fase 2: pensieri ed emozioni oltre i 200 metri da casa

È quasi superfluo premettere come la percezione della Fase 2 rimanga ancorata, per ciascuno di noi, all’esperienza vissuta in questo periodo di quarantena: alcuni il CoVid lo hanno avuto, altri lo hanno temuto, altri ancora hanno sperimentato il dolore profondo di avere una persona cara isolata in ospedale o di averla addirittura persa senza poterle offrire un saluto. Il vissuto di questi due mesi, simile ma differente per ciascuno di noi, non può non aver intaccato la visione di un ritorno alla “vita normale”.

Confrontandoci tra colleghe e chiedendo ad alcuni contatti, in modo del tutto libero e informale, di esprimerci i loro pensieri ed emozioni legati a questa “ripartenza”, abbiamo individuato alcune reazioni comuni/tipiche.

La Bolla senza Tempo

Molte persone fanno fatica a concentrarsi sull’idea del futuro: da quando è scattata questa emergenza, a fine febbraio, hanno avuto la sensazione che il tempo si mettesse in pausa. Si è aperta una bolla, fuori da ogni calcolo umano, che ha portato a ragionare una settimana per l’altra, un giorno per l’altro.

E adesso che si avvicina il momento di uscire dalla “bolla” e ripartire con la vita consueta, diventa difficilissimo proiettarsi nel futuro e riuscire a immaginare cosa accadrà, quali cambiamenti saranno necessari e a quali abitudini bisognerà rinunciare. L’attitudine avuta, per quasi due mesi, a vivere alla giornata, sembra difficile da smaltire in favore della vecchia abitudine a programmare qualunque evento.

Il sentimento predominante in questa categoria è il senso di smarrimento, unito alla fatica di rientrare nella vecchia forma mentis.

I Socializzatori

C’è poi chi non vede l’ora di riprendere i contatti con gli amici e familiari lontani. In questa quarantena hanno sentito la mancanza della “dimensione sociale”: la pizza a casa con gli amici, l’aperitivo, l’uscita improvvisata il sabato con le amiche…  L’isolamento a cui sono stati costretti ha acuito la necessità di contatto umano, spesso ritenuto fondamentale alla propria serenità.

Chi ha sperimentato, in questo tempo, un desiderio di relazioni, ha avuto anche modo di riflettere sulla qualità dei propri rapporti, di fare un bilancio dei propri legami riproponendosi, nel futuro, di investire sui legami più autentici e tagliare via i rami più superficiali della propria vita relazionale. La quarantena ha fatto da ago della bilancia in una valutazione che forse si stava rimandando da tempo.

Le emozioni dominanti qui sono aspettativa, speranza, nuovi propositi di una vita relazionale più autentica e meglio vissuta.

Gli Spontanei

Alcune persone guardano alla Fase 2 con il timore di non riuscire e rispettare le misure di sicurezza: mi ricorderò di tenere le distanze? O abbraccerò subito i miei amici? E la mascherina, i guanti ed il gel sempre in tasca? I cambiamenti di vita che presuppone la Fase 2  sono innaturali per chi, fino a poco tempo, era abituato a stare in mezzo alla gente senza particolari accortezze.

L’isolamento cui si è stati costretti ha abolito perlopiù le relazioni sociali, togliendo alla radice il problema della distanza, delle precauzioni, del “ragionare secondo cautela”. La spesa una volta alla settimana o i pochi giri dovuti a situazioni d’emergenza, non hanno aiutato a creare un vero nuovo modo di porsi. Diverso sarà ora rientrare nelle vecchie abitudini e nelle  vecchie relazioni, in un modo totalmente nuovo e totalmente non spontaneo, che prevede un controllo continuo di sé a cui  qualcuno teme di non riuscire a far fronte.

L’emozione più evidente è, in questo caso, la paura di perdere l’attenzione e il controllo dei propri comportamenti.

I Genitori

Chi ha figli, in genere, concentra le proprie preoccupazioni sulla possibilità di convivere con il virus adottando misure condivisibili anche dai bambini. Già solo il ritorno a scuola desta moltissime preoccupazioni: come sarà possibile gestire gli spazi? I mezzi di trasporto?

Assicurarsi che i bambini mantengano distanze e atteggiamenti adeguati quando stanno insieme o si trovano coinvolti in un gioco di gruppo?  Le misure di sicurezza che si renderanno necessarie prevedono uno stile così controllato da essere di difficile gestione persino per un adulto.

Nulla di strano se, pensando al futuro dei propri figli, mamme e papà si trovano ad affrontare sentimenti di paura e profonda preoccupazione.

Quelli del Bunker

Ci sono quelli, poi, che hanno fatto della quarantena la loro unica sicurezza. Finché si resta chiusi in casa, lontani da tutto e tutti, i contagiati e i morti continueranno a scendere. Hanno difficoltà ad accettare strategie alternative e temono che, appena la gente tornerà a mettere piede fuori di casa, sarà così sconsiderata da far precipitare tutti in un nuovo incubo.

Così, per ricominciare a uscire, a riaprire e a ripartire, è sempre troppo presto… sempre troppo pericoloso.

La Fase 2 viene percepita con ansia e senso di minaccia. 

Gli Animali da Quarantena

Ci sono, infine, coloro che non vorrebbero abbandonare la quarantena e pensano alla Fase 2 con un pizzico di dispiacere. Eh sì, sembra strano, ma ci sono persone che hanno davvero visto lato positivo di queste settimane e ne hanno goduto, nonostante il senso di colpa per tutto il dolore che si percepiva intorno. Persone abituate a correre, a non avere mai tempo per sé, per la famiglia, la casa, gli affetti…

Queste persone hanno percepito il “lusso” del riprendersi tempi e spazi, con lentezza. Hanno riscoperto cosa significa bere un caffè in giardino, pulire la verdura con calma per preparare qualcosa di buono, leggere al sole in terrazzo e fare yoga ogni mattina… Hanno amato la propria casa, spesso trascurata, avvertendo gratitudine per gli spazi accoglienti che ha donato loro e la protezione che ha offerto da quel “fuori” così minaccioso.

L’ emozione prevalente è il rammarico, il timore di tornare nello stato di stress precedente.

Fase 2, pensieri ed emozioni oltre i 200 metri da casa: non sappiamo se vi siete ritrovati in una di queste reazioni e ribadiamo che non sono affatto esaustive di tutte le possibili risposte dell’essere umano ai cambiamenti che stiamo vivendo. Vorremmo soprattutto dirvi che ogni emozione o pensiero che questo ennesimo step che ci aspetta suscita è valido e legittimo, non ce n’è uno migliore o più funzionale di un altro: ascoltatevi, siate gentili con voi stessi anche nelle giornate più difficili e accogliete le emozioni, soprattutto la paura, senza cercare di evitarla o controllarla.