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Perché “Casa dolce casa”? Durante lo scorso lock-down mi sono ritrovata in modo del tutto inaspettato a rimettere a nuovo tantissimi aspetti della mia casa: ho trasformato una terrazza devastata dall’umidità in un luogo accogliente e bello da vedere, ho montato tendoni dove per anni avevo lasciato orrende tendine, ho spostato mobili e dipinto cornici.

Ho condiviso questa mia esperienza e le riflessioni che mi aveva ispirato con Eleonora Felisi, interior redisign, che gestisce a Parma un meraviglioso negozio (ma non solo!) che si chiama La Shabberia e così è nato questo articolo.

La psicologia dell’abitare

All’interno della “psicologia ambientale” esiste la cosiddetta “psicologia dell’abitare” che si occupa del rapporto tra l’essere umano e l’ambiente abitativo e ci sono anche ricerche che esplorano la risposta dell’uomo agli spazi abitativi mediante l’aiuto delle neuroscienze.

Il modo in cui gli spazi di vita possano influenzare comportamento, pensieri, emozioni e quindi il nostro benessere in generale, è davvero affascinante.

Ci sono elementi che, dal punto di vista di chi progetta gli spazi abitativi, sono importanti fattori di benessere, come quelli termoigrometrici e biofisici (temperatura, umidità e qualità dell’aria…); acustici (rumori prodotti dal funzionamento degli impianti, ma anche da attività interne o esterne all’abitazione) ottici (cioè luce naturale o artificiale). Una costruzione in cui tutti questi elementi sono declinati in modo ideale è senz’altro un luogo che può creare benessere!

Casa dolce casa

Ma una volta che il costruttore ha fatto bene il suo lavoro da un punto di vista tecnico, rimangono diversi aspetti da prendere in considerazione. Aspetti sui quali proprio noi fruitori degli spazi abitativi possiamo avere molto da dire (e da fare).

La disposizione degli oggetti, la scelta dell’arredamento, elementi sensoriali come colori, profumi, materiali e suoni influenzano emozioni, pensieri e comportamenti. Personalizzare uno spazio significa renderlo bello ai nostri occhi e funzionale alle nostre esigenze! E, nello stesso tempo, espressione della nostra identità.

Come sostiene Marco Costa, docente di psicologia ambientale: “Il modo in cui arrediamo le stanze in cui viviamo, il tipo di abitazione che scegliamo, il tipo di piante che compriamo e se e come curiamo il giardino, sono indizi che parlano di noi della nostra personalità”.

Cura dello spazio e cura di sé

Prenderci cura degli spazi, creare un ambiente che sia per noi confortevole, sia dal punto di vista della funzionalità che della bellezza degli oggetti di cui decidiamo di circondarci, può essere un buon modo per prenderci cura di noi!

Chiacchierando con Eleonora Felisi, interior redesigner, ho scoperto che sono state tantissime le persone che, durante il precedente lock-down, hanno vissuto un’esperienza come la mia e che le hanno chiesto consigli per cambiare alcuni elementi della loro casa e renderla più confortevole.

Eleonora, con grande sensibilità, ha condiviso con me questi pensieri.

La casa è il nostro porto sicuro, il luogo dove rifugiarsi per sentirsi beneDeve riflettere il nostro aspetto più intimo, la nostra vera essenza. Talvolta i clienti hanno le idee abbastanza chiare e ci indirizzano verso i loro gusti, ma spesso nemmeno loro sanno spiegare esattamente di cosa hanno davvero bisogno. Sta a noi capire non solo le loro preferenze da un punto di vista estetico, ma anche l’esigenza di riequilibrare quell’armonia che spesso le case hanno perso.

Una casa non deve essere solo bella – continua Eleonora – ma deve parlare di noi, deve rispecchiare ciò che siamo, regalare sensazioni di benessere appagando vista, tatto e olfatto di chi ci abita e di chi la visita. È fondamentale creare l’atmosfera giusta tra mobili, colori, luci, profumi e tessuti.

Non è di certo un caso che moltissime persone in un momento di grande ansia ed incertezza abbiano sentito il bisogno di concentrare le proprie energie su ciò che era sicuro, la propria casa, affinché le lunghe giornate passate al suo interno potessero essere almeno rasserenate da confort, funzionalità e, perchè no, bellezza.

In un prossimo articolo vi racconterò qualcosa di più su come la cura degli spazi possa essere “terapeutica”: parleremo, infatti, del concetto di Home Therapy, molto caro ad Eleonora.

 

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Foto gentilmente concessa da La Shabberia