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L’ansia è un’emozione naturale ed universalmente diffusa. L’uomo la conosce da sempre e ne ha sempre fatto esperienza. Sai distinguere l’ansia normale dall’ansia patologica?

Ansia: un po’ di storia

Filogeneticamente parlando, l’ansia deriva da un meccanismo fisiologico assolutamente normale che i nostri antenati utilizzavano per affrontare una situazione di minaccia, chiamato “reazione di attacco – fuga”. In una situazione di potenziale pericolo le ghiandole surrenali rilasciano nel sangue l’adrenalina, un neurormone che attiva parte del Sistema Nervoso Autonomo con la conseguente attivazione di tutte le funzioni neurovegetative: accelerazione del battito cardiaco, aumento del ritmo del respiro, trasferimento del sangue ai muscoli che diventano tesi e scattanti, aumento dell’attenzione e della vigilanza…

Tutti questi cambiamenti nell’organismo sono funzionali alla risoluzione della situazione di minaccia che può appunto avvenire attraverso la fuga, (l’allontanamento del minacciato dalla minaccia) oppure, soprattutto quando la fuga è impossibile, attraverso l’attacco (l’eliminazione diretta della fonte di pericolo).

I nostri antenati che vivevano nelle caverne, alle prese con numerosi pericoli, quali animali feroci, condizioni atmosferiche avverse ecc potevano contare su questa reazione istintiva di generalizzata attivazione che, segnalando loro la presenza di un pericolo e la necessita di prestare attenzione, garantiva la loro sopravvivenza.
La natura ha curato particolarmente quest’istinto e ha dotato l’uomo del medesimo meccanismo fisiologico di fronte a minacce esterne reali.

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Ansia fisiologica

L’ansia fisiologica o normale, è quindi una reazione di attivazione generalizzata, suscitata da un pericolo concreto e reale, che facilita la possibilità di adattarsi all’ambiente e/o di eseguire un compito. Al di là dei nostri antenati, l’ansia fisiologica è ciò che ci permette di studiare con profitto in vista di un esame che si avvicina, di impegnarci al massimo in prossimità di una scadenza importante.

Questo meccanismo è molto efficace quando dobbiamo affrontare pericoli esterni che minacciano la nostra sopravvivenza, i quali, in genere, hanno la caratteristica di richiedere una risposta repentina ma ben delimitata nel tempo. Al contrario questo meccanismo diventa problematico quando si attiva troppo facilmente e in situazioni che non comportano una reale minaccia fisica, proprio come avviene nella gran parte delle situazioni stressanti del mondo moderno  (situazioni che riguardano la nostra posizione sociale, la nostra immagine, i nostri rapporti o altre situazioni tipicamente umane).

In queste circostanze tipiche dei giorni nostri, purtroppo  il meccanismo di attacco – fuga si attiva ugualmente come se ci trovassimo di fronte ad un pericolo fisico, traducendosi a livello soggettivo in un’emozione sgradevole e poco utile che chiamiamo ansia.

L’ansia, quindi, consiste nell’attivazione delle medesime reazioni fisiche del meccanismo attacco-fuga che però non vengono emesse in un contesto appropriato di reale minaccia o pericolo.  L’ansia avverte di una minaccia esterna o interna e ha qualità atte a salvare la vita  mettendo in guardia da potenziali minacce.

Un po’ d’ansia è normale  e può indicare che esiste un pericolo o un danno potenziale. Camminare nel buio in una strada deserta e sentire un rumore di passi creano una vigilanza di tipo ansioso che facilita la fuga, in caso di necessità, in tal modo l’ansia evita il danno allertando la persona a compiere certi atti che prevengono il pericolo.

L’ansia, inoltre, si accompagna normalmente alla crescita, al cambiamento, all’esperienza di qualcosa di nuovo e di mai provato e può rappresentare una potente motivazione.

Il rapporto tra ansia e performance si configura, infatti, con un andamento ad U rovesciata: a livello d’ansia minima, la performance è pressochè nulla. Con l’aumentare dell’ansia migliora la qualità della prestazione, fino ad un livello ottimale. A questo punto l’ulteriore aumentare dell’ansia comporta effetti negativi sulla performance, che scade progressivamente fino al punto massimo di ansia, cui corrisponde l’impossibilità di ogni prestazione. E’ questa la condizione del panico paralizzante.

Ansia patologica

E’ difficile tracciare una linea precisa di demarcazione tra ansia normale e ansia patologica, tuttavia l’ansia è generalmente considerata una reazione normale se attivata da un pericolo realistico e se scompare quando questo non è più presente, promuovendo l’apprendimento, l’attenzione, la vigilanza, la performance psicofisica, in generale sostenendo l’individuo nella sua capacità di risoluzione dei problemi.

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Si può convenire che l’ansia cessa di essere fisiologica e diviene disadattiva quando  perde quel suo ancestrale valore di utilità per la sopravvivenza, ovvero nelle seguenti situazioni:

  • quando il livello d’ansia è assolutamente sproporzionato rispetto al rischio e che eventualmente si mantiene oltre la soglia individuale di contenimento anche quando il possibile rischio e pericolo sono terminati;
  • quando non è richiesta alcuna prestazione, per esempio quando la minaccia è interna (intrapsichica), oppure quando la minaccia anziché attuale è futura (quando cioè è l’anticipazione del pericolo e non il pericolo stesso a provocare le reazioni dell’ansia);
  • quando porta ad episodi di estrema vigilanza, eccessiva tensione motoria, iperattività del sistema nervoso autonomo e ridotta concentrazione;
  • quando si ha perdita del controllo delle proprie emozioni, la percezione di sentimenti di impotenza e incertezza, incapacità di affrontare situazioni nuove o impreviste con conseguente sofferenza e disagio

In tutte queste circostanze, in cui l’ansia da adattiva si trasforma in patologica, perdendo il suo usuale rapporto di collegamento con la realtà, può essere utile richiedere una consulenza psicologica per affrontare e ridurre il disagio.

 

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