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Abbigliamento e immagine corporea, nasce da quello che è successo la scorsa settimana.  Ho pubblicato un post su Instagram che riprendeva i temi dell’articolo “Come ti senti nei tuoi vestiti?” in cui ho condiviso alcune mie esperienze con i vestiti ed il corpo che ingrassa e inaspettatamente molte persone sono intervenute raccontando la loro esperienza.

Ho apprezzato moltissimo tutte queste condivisioni e ho deciso di scrivere alcune riflessioni ulteriori sul tema dell’abbigliamento, in particolare sul ruolo che i vestiti possono avere nell’influenzare la nostra immagine corporea.

Abbigliamento ed immagine corporea: cosa c’entrano l’uno con l’altro?

I vestiti e l’immagine corporea sono collegati tra loro in modo piuttosto stretto: è difficile, infatti, divertirsi con l’abbigliamento e la moda o semplicemente sentirsi bene nell’outfit del giorno quando ci si guarda allo specchio si va in crisi!

Su un libro* che ho letto tempo fa, l’autrice raccontava che nel suo armadio, per molto tempo, c’erano state due categorie di vestiti: i vestiti “da magra” e quelli “da grassa”.

I vestiti “da magra” – diceva- erano colorati, con fantasie originali e tagli particolari e riflettevano la sua personalità; era divertente indossarli e in genere la ispiravano anche ad osare accessori colorati ed un make up abbinato. Se avesse potuto avrebbe indossato solo quelli, ma in realtà col tempo si era resa conto che le andavano bene solo dopo due mesi di dieta rigida ed intensi allenamenti quotidiani.

I vestiti “da grassa”, era più grandi dei primi di solo una o due taglie, ma era come se appartenessero ad una persona diversa! Maglioni sformati, colori scuri, jeans di modelli improbabili e magliette in varie sfumature di grigio.

Sebbene questi abiti fossero quelli che l’autrice indossava quasi per tutto il tempo, occupavano una piccolissima parte del suo armadio! Questo perché si permetteva di comprare vestiti solo quando dimagriva!

Non le era mai accaduto di comprare abiti nei periodi in cui non si sentiva soddisfatta della sua immagine, poiché pensava: “Non ha senso, tanto starò male anche con dei vestiti nuovi!”

Tanto non mi sta bene nulla!

Sono molte le persone che credono che non abbia senso indossare i capi che amano finché non avranno perso 5, 10 o 30 kg. Oppure finché non avranno il seno che desiderano oppure finché la pelle del loro viso non sarà levigata e senza imperfezioni.

Purtroppo però per molte persone questa condizione non è temporanea; ma visto che non amano il loro aspetto adesso, credono che dei bei vestiti nuovi su di loro sarebbero sprecati!

“Fantastico spesso su quali abiti indosserei se raggiungessi il mio fisico ideale e li metto anche nel carrello su siti di abbigliamento. Non so perché lo faccio, è come una tortura per me” 

Ma come dicevamo nell’altro articolo, il nostro corpo merita cura, rispetto e, perché no, bei vestiti sempre, in ogni sua forma e taglia! Vediamolo in termini più tecnici.

Dai vestiti agli studi sull’immagine corporea

In uno dei suoi libri dedicati all’immagine corporea, Thomas Cash conia un termine che potremmo utilizzare per le persone che vivono nel modo sopra descritto il rapporto con il proprio corpo: “gloomy groomer“, che non saprei bene come tradurre in italiano, ma fa riferimento al fatto che la cura che queste persone riservano al proprio corpo è un po’ triste, senza entusiasmo ed energia, poiché hanno rinunciato a prendersi cura di sé o a curare il proprio aspetto.

Così come coloro che, al contrario, investono tanto tempo ed energie per controllare il loro aspetto, evitare luoghi in cui ci si deve esporre troppo, nascondere presunti difetti e valorizzare tutto il valorizzabile, anche i gloomy groomers stanno mettendo in atto un comportamento che impatta negativamente sulla propria immagine corporea.

Cash ritiene che questi comportamenti abbiano una valenza di auto difesa, poiché  quando una persona non è soddisfatta del proprio aspetto cerca in tutti i modi di evitare che si attivino in lei emozioni o pensieri negativi relativamente ad esso.

Si tratta quindi di comportamenti che vengono mantenuti nel tempo mediante un meccanismo di rinforzo negativo, cioè la loro probabilità di essere emessi nel tempo permane poiché allontanano la persona da esperienze spiacevoli. 

Ma nonostante questo scopo di tipo auto-protettivo, tutti questi comportamenti funzionano come dei fattori di mantenimento di un’immagine corporea negativa poiché è come se confermassero che effettivamente nell’aspetto di chi li mette in atto c’è qualcosa che non va.

Prendersi cura di sé in modo flessibile

Ci sono, quindi, atteggiamenti inflessibili e rigidi verso il nostro aspetto che non impattano in modo positivo sulla nostra immagine corporea:

  • curare in modo ossessivo il proprio aspetto fisico nel tentativo di cancellare ogni presunto difetto,
  • controllare ripetutamente la nostra immagine allo specchio, per verificare che tutto sia a posto
  • mimetizzare ogni “imperfezione” per esempio scegliendo solo abiti adatti alla forma del corpo (pera, mela, clessidra… e non so quali altre forme esistano, a dire il vero) in nome del “valorizzarsi sempre“,
  • nascondersi sotto abiti informi o anche rinunciare ad acquistare un abito carino e della taglia giusta perché “tanto mi starà male lo stesso”.

Sono dei “rituali basati sulla preoccupazione o sull’evitamento” che non fanno altro che rinforzare l’idea che non andiamo bene così come siamo e tengono costantemente l’attenzione sull’aspetto.

Una cura di sé flessibile, invece, presuppone l’abbandono di queste rigidità e lo sviluppo di pratiche e comportamenti “più morbidi” che riportino la cura di sè su un terreno di esplorazione, scelta, gioco e divertimento piuttosto che di ansia, preoccupazione e doverizzazione.

Potresti leggere anche gli altri articoli che ho dedicato al tema dell’immagine corporea:

Immagine corporea: quanto influenza la nostra vita?

Perché sono così critico con il mio corpo e non riesco ad accettarlo?

Immagine corporea negativa: cambio il corpo o cambio la “testa”?

 

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* “Beyond Beautiful: a practical guide to being happy, confident, and you in a looks-obsessed world” di Anusckha Rees

** Thomas F. Cash, The Body Image Workbook: An Eight-step Program for Learning to Like Your Looks, New Harbinger Publications, 2008